BONA DEA

Un’ opera unica da restituire alla comunità


L’OPERA


Si tratta di una statuetta della metà del III secolo d.C.in marmo bianco, con base iscritta, raffigurante divinità panneggiata e seduta in trono (alt. cm 45,6; lungh. cm 19).

Rinvenuta ad Albano Laziale (RM) nel XVIII secolo, è entrata poi a far parte della Collezione di Ettore Roesler Franz (pittore vedutista della Roma Sparita, 1845 – 1907).

La Dea appare in posizione frontale, con la gamba sinistra avanzata rispetto all’altra e reca sul braccio sinistro una cornucopia.

La scultura si conclude inferiormente con una larga base, che ospita l’iscrizione:

Ex visu iussu Bonae Deae / sacr(um) / Callistus Rufinae n(ostrae) actor


L’opera  è stata accuratamente riprodotta in un disegno del Bollettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma del 1879, poi ripreso nell’Enciclopedia dell’Arte Antica come esempio tipico di iconografia della Bona Dea.

La testa, non originariamente pertinente, è separata dal corpo tramite una linea di frattura alla base del collo.

LA TESTA



Il volto pieno, tondeggiante è incorniciato da una capigliatura a bande ondulate, che scende ai lati del viso lasciando le orecchie scoperte, e si fissa in cima al capo con uno chignon; gli occhi sono caratterizzati da pupilla ben definita, la bocca è piccola e carnosa. Lo schema iconografico potrebbe riferirsi a qualunque dea della fecondità, ma l’iscrizione riconduce con sicurezza alla figura della Bona Dea, il cui culto, esclusivamente femminile, culminava in una festa notturna celebrata agli inizi di dicembre. La statuetta costituisce un simulacro sacro privato, commissionato da Callistus a seguito di una richiesta della stessa dea, comparsa in sogno. Il testo indica, inoltre, che egli era schiavo di Rufina, presso la quale esercitava il ruolo di actor. Il piccolo simulacro riveste particolare importanza dal momento che è stato ritrovato ad Albano Laziale, e pertanto costituisce una possibile conferma della presenza del celebre sacrario della Bona Dea situato lungo la Via Appia; lo stesso presso il quale nel 52 a. C. il tribuno Clodio trovò la morte per mano delle bande armate di Milone.

Il tipo di acconciatura concorre a datare l’antico restauro intorno alla metà del III secolo d.C. Riscontri precisi si ritrovano nei ritratti scultorei e monetali di Tranquillina, moglie di Gordiano III (225 – 244 d.C.).


RESTAURO


Restauro settecentesco in corrispondenza della spalla sinistra.


BIBLIOGRAFIA



O. Marucchi, ‘Di una rara statuetta rappresentante la Bona Dea’, in Bollettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 7, 1879, pp. 227 – 236, tav. XXII; G. Lugli, ‘Le antiche ville dei Colli Albani prima della occupazione domizianea’, in Bollettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 42, 1915, pp. 261 – 262; G. Lugli, ‘La villa di Domiziano sui colli Albani. Parte IV. Monumenti decorativi e figurativi’, in Bollettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma 48, 1922, p. 60, n. 169; H. H. J. Brouwer, Bona Dea. The Sources and Description of the Cult, Leiden 1989, p. 293, n. 8, tav. XXVI; D. Candilio – M. Bertinetti, ‘Bona Dea, una statuetta ritrovata’, in Bollettino di Archeologia on line, 4/1, 2013, pp. 30 – 40.



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